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_poveri noi smartisti_ :-D

 Io il pellicciotto e le scarpe di Paciotti non ce li ho, lo giuro :-D

Mitico Trio Medusa :-D

_60_

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Con un sorriso enorme e pieno di gioia, come da tempo doveva essere, ti scrivo

con la consapevolezza che la direzione adesso è quella, ovunque mi porti.

Buon compleanno mami.

_buon 2008 a tutti_

Questo lo dedico al mio amico Patrizio, affinchè possa ritrovare presto ciò che ha perso, ed affinchè scene come quella sopra diventino per lui solo un lontano ricordo.

(Ed è l’ultima volta che giustifico un video a chi legge il mio blog, cosa non affatto obbligatoria, soprattutto se chi legge “interpreta” e non capisce mai una sega )

riflessioni

Un uomo camminava per una strada con il suo cane e si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto.

Si rese conto che era morto perchè il cane che gli camminava al fianco
era morto da anni e si chiese dove li portava quella strada.

Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e
che sembrava di marmo. In cima a una collina s’interrompeva in un alto arco che
brillava alla luce del sole. Quando vi fu davanti, vide che l’arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s’incammino verso il cancello, dove a un lato c’era un uomo
seduto a una scrivania. Arrivato davanti a lui, gli chiese:
- Scusi, dove siamo?
- Questo è Il Paradiso, signore, – rispose l’uomo.
- Uao! E non si potrebbe avere un po’ d’acqua?
- Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell’acqua di sorgente buonissima.
L’uomo fece un gesto e il cancello si aprì

- Non può entrare anche il mio amico? – disse il viaggiatore indicando il suo cane.

- Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.

L’uomo pensò un’istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il
suo amato cane.

Dopo un’altra lunga camminata, giunse in cima a un’altra collina in una
strada sporca che portava all’ingresso di una fattoria, un cancello che
sembrava non essere mai stato chiuso. Non c’erano recinzioni di sorta.
Avvicinandosi all’ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro
un albero.

- Mi scusi, – chiese. – Non avrebbe un po’ d’acqua?
- Sì certo. Laggiù c’è una pompa, entri pure.
- E il mio amico qui? – disse lui, indicando il cane.
- Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.

Attraversarono l’ingresso ed effettivamente poco più in là c’era un’antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola. Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane. Continuarono così finchè non furono sazi, poi tornarono dall’uomo seduto all’albero.

- Come si chiama questo posto? – chiese il viaggiatore.
- Questo è il Paradiso.
- Be’, non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.

- Ah, vuol dire quel posto con la strada d’oro e la cancellata di
madreperla? No, quello è l’Inferno.

- E non vi secca che usino il vostro nome?

- No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano
perdere i loro migliori amici.

le onde

Lunedì 22 Ottobre 2007, ore 19.20.
Sono puntuale, come non mai.

Cravatta a posto, giacca in ordine, cappotto fresco d’armadio: fuori fa freddo.
Mi aspetta il concerto di Ludovico Einaudi, roro ha preso i biglietti in terza fila al Teatro Augusteo, un evento.

La smart ci mette poco a scaldarsi, dopo un pò sono gia in strada, accecato dai fari di chi compulsivamente torna a casa dal lavoro, al calore delle proprie pareti domestiche.
Vedo le Tv accese ai piani bassi, è quasi ora di cena ed io ho proprio bisogno di un buon caffè.

Nel mio senso di marcia non c’è traffico, sono così in anticipo, non ci sono abituato.
Su Radio Montecarlo danno una vecchia canzone dei Black, Wonderful Life, bellissima: canto.

Di colpo il grosso SUV davanti a me inchioda furiosamente, vedo i granelli di polvere poggiarsi delicatamente sui vetri  pulitissimi.
La mia Smartina ci mette un pò a fermarsi, quasi gli finisco sotto la marmitta.
“Stupido grosso SUV”.

Siamo su Via Marina, poco più avanti del parcheggio Brin, sembra tutto così tranquillo.
Ma che Diavolo succede allora?

Con un pò di visuale libera mi accorgo che davanti a me ci sono pezzi e detriti d’auto, c’è della gente sulla corsia preferenziale, due auto accartocciate, piccoli pezzi di vetro ovunque a riflettere le luci fioche dei lampioni.

Scanso il primo pezzo di auto, poi il secondo, poi qualcosa che non riconosco bene, forse un giubbotto non so, e mi fermo lì, in attesa che il potente SUV dia sfogo ai suoi clindri e mi impolveri di smog dalla sua fiera altezza.
Fermo, accendo una sigaretta, penso al concerto, sono in orario, cambio stazione.

Mi volto e vedo i tizi dalla corsia preferenziale fissarmi, impauriti, stralunati, attivamente “assenti”.
Ma che succede? Ancora una volta ho la sensazione di aver perso qualche pezzo anch’io.

Solo dopo apro il finestrino, e la vedo.

Giovane, i ricci biondi, il giubbottino nero, col viso rivolto verso di me, accanto al mio sportello, sull’asfalto.
Il volto e tanto sangue, i ricci a coprirle la fronte, quei calzini a strisce colorati, non si muove, cazzo non si muove.
Ma nessuno l’aiuta? Ma che succede? Non è coperta quindi è viva?
E’ il caos, il caos di qualcosa appena successo.

Io ho rischiato di prenderla con l’auto, questione di centimetri, tutti lì in piedi e assurdamente nessuno a far deviare le auto.
Paura, avevano tutti fottutamente paura, paura di lei.

Poi l’ambulanza, i carabinieri fanno strada al SUV,  poi alla Smart nera che segue.

Il concerto era stupendo.
Ludovico uno strano tipo, sa di avere magia tra le dita, un maestro.

La sua melodia, gli occhi chiusi, l’asfalto, i calzini colorati, la vita, la musica, i capelli biondi.
Non riesco a non pensarci.

Oggi sò che hai 17anni, e che sei in fin di vita, che lotti.
Poche righe nella pagina di cronaca, fredde come il bianco e nero della vecchia stampa de “il Mattino”.
Il tuo amico alla guida della mini-car si è scontrato frontalmente con un’auto, e tu sei balzata fuori, lì vicino a me.

Metticela tutta, ragazzina, hai ancora tanti calzini colorati da indossare.
Credo o non credo, oggi prego, prego perchè quello che ho visto è più grande di me.

Per te
http://it.youtube.com/watch?v=gMQiXrk33_4

la soluzione

Potrebbe essere la soluzione…
La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale ed apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.

Poi ti dimettono perchè stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.
Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.

Poi inizi a lavorare ed il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.
Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro della vita lavorativa.

Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare.
Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.

Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.
Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.

E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

(Woody Allen)

come vento, come onda

13° anno

Se dovessi ripensare a tutte le volte che ti ho usato come antidepressivo, ammetterei di essere in debito con te. 

Se dovessi ripensare a tutte le volte che ti ho stretto quando mi mancava un abbraccio, ammetterei allora che come amico sei niente male.

Se dovessi ripensare poi a tutte le volte che ho sorriso, ammetterei che sei sempre stato una piccola costante.

 

Allora semplicemente grazie per tutto questo tempo speso insieme.

Buon compleanno piccolo mio, ti voglio un mondo di bene.

 

Vaffanculo Day – 8 Settembre 2007

http://www.beppegrillo.it/vaffanculoday/

 Io ci sarò, e voi?

 

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